WallBox (colonnina di ricarica auto elettrica) su misura a Verona

configura il tuo punto di ricarica intelligente a casa o in azienda

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Efficienza e controllo con i WallBox

LA SOLUZIONE PIÙ ECONOMICA

Ricaricare a casa o in azienda è sempre la scelta più economica e comoda per fare il pieno al tuo mezzo elettrico. Con VERONA-GSN hai anche il Wall box più conveniente.

LA RICARICA

Con i nostri Wallbox 7 kW (monofase) o 22 kW (trifase), facili da installare e con Power Management, hai il controllo sulla gestione della potenza richiesta dalla rete.

LA MIGLIORE COMPATIBILITÁ

Con i nostri Wall box puoi ricaricare ogni tipo di veicolo elettrico, usando il cavo adatto ai diversi tipi di presa.

IL POWER MANAGEMENT

Con la funzione Power Management il contatore non scatta: puoi adeguare la corrente erogata per la ricarica in funzione della potenza del contatore e della quota che in quel momento è necessaria per le attività domestiche.

LA LIMITAZIONE DEGLI ACCESSI

Se scegli il sistema di riconoscimento utente RFID per l’accesso alla ricarica mediante card, decidi tu chi può ricaricare dal tuo Wall box e puoi tenere traccia del consumo di ogni utente abilitato. 

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CARATTERISTICHE MINIME D’ INSTALLAZIONE:

Se non sei sicuro che il tuo garage o il posto auto dove vuoi installare la Wall-box, rispetti queste condizioni ti consigliamo di richiedere ai nostri consulenti un sopralluogo straordinario: il tecnico installatore verificherà la fattibilità dei lavori e ti invieremo un eventuale preventivo integrativo che potrai accettare oppure rifiutare.

L'INTERVENTO D’ INSTALLAZIONE PREVEDE:

Sono esclusi dal servizio di installazione, eventuali adeguamenti della potenza contrattuale del contatore, sostituzione del contatore, posa in opera di nuovo contatore, volture, subentri e interventi sulla linea di distribuzione elettrica.

Q&A: 5 MINUTI PER CAPIRE COME RICARICARE L’AUTO ELETTRICA A CASA

In genere è sempre meglio ricaricare a casa. Non solo perché si spende molto meno, ma anche perchè così facendo si preservano di più le batterie che durano più a lungo e assicurano all’auto un’autonomia maggiore. E’ per questo semplice motivo che, in una prima fase, l’acquisto dell’auto elettrica è consigliabile soprattutto a chi già dispone di una ricarica privata, a casa o magari nell’azienda per cui lavora. Le ricariche pubbliche a corrente continua, invece, sono più utili per chi ha esigenze di rifornire più in fretta. E offrendo delle potenze da 50 kW in su servono quando si è in viaggio.

Sì. Anzi, per la maggior parte dei proprietari di veicoli elettrici la casa è il punto di ricarica principale.
Normalmente i veicoli sostano nel box o nel posto auto diverse ore ogni giorno: questa situazione è ideale, in quanto consente di ricaricare lentamente la batteria. E’ quindi sufficiente una potenza (kW) ridotta per poter avere ogni mattina la batteria completamente carica.
Inoltre, contrariamente a quanto in molti pensano, non bisogna far scaricare la batteria per poi ricaricarla completamente. Le moderne batterie al litio impiegate sui veicoli beneficiano maggiormente di piccole ricariche parziali, per cui chi ha un’auto elettrica è abituato a metterla sempre in carica ogni volta che parcheggia nel proprio box o posto auto.

Si! Prima di ogni decisione, infatti, andrebbe verificato a quale potenza può ricaricare l’auto che intendiamo comprare. In caso contrario si rischia di spendere soldi per un aumento di potenza di cui non potremo fruire. Le auto, infatti, hanno un sistema interno che regola l’assorbimento di energia, per evitare il surriscaldamento e l’eccessiva usura delle batterie. L’assorbimento consentito di conseguenza può variare da modello a modello. Quindi non è scontato che un caricatore più potente velocizzi le operazioni di ricarica. In sostanza, è sempre la vettura elettrica che determina il tipo di ricarica.

No. E’ possibile ricaricare l’auto elettrica collegandola al contatore esistente, così come si fa per tutte le altre utenze elettriche in casa. Non è necessaria una contabilizzazione separata e non è necessaria alcuna autorizzazione o permesso per ricaricare a casa. Se la potenza al contatore è limitata (ad esempio 3 kW), si possono utilizzare stazioni di ricarica con la corrente regolabile, oppure ricaricare durante la notte (momento in cui normalmente le altre utenze elettriche importanti non stanno funzionando). Se ci dovessero essere esigenze differenti, bisognerà allora procedere con una richiesta di aumento di potenza al contatore (è bene sottolineare che questa è una scelta, in effetti molte persone in Italia ricaricano tutti i giorni con un normalissimo 3 kW).

NUOVO CONTATORE: Dipende. Chi può ricaricare allacciandosi al proprio impianto principale non ne ha nessuna necessità, perché tutto ricade su un unico contatore, come se si trattasse di un elettrodomestico. Se invece si vive in un condominio il discorso cambia radicalmente. Ricaricare nel proprio garage è possibile e non è necessario disporre di una delibera condominiale per farlo. Ma in genere si tratta di una seconda utenza, con tariffe che cambiano in peggio rispetto ai 20-22 centesimi/kW dei consumi domestici. E in questo caso è necessario disporre di un secondo contatore.

AUMENTARE POTENZA: Non è sempre detto. Se si possiede una piccola citycar a batteria con la quale si circola unicamente in città e dintorni, i 3 kW dell’impianto domestico possono anche bastare. Ma è chiaro che se si ha la necessità di ricaricare molto più in fretta, l’aumento può essere necessario. A quanto? In genere si può optare per i 6 kW visto che non richiedono un costoso adeguamento dell’impianto. Una wall-box con una presa di Tipo 2 da 32 A e da 7,2 kW del costo intorno ai 400 euro è più che sufficiente per completare l’intera operazione. Ma dipende sempre dalla tipologia di auto e dai tempi richiesti per ricaricarla.

No. L’auto elettrica diventerà un “elettrodomestico” come tutti gli altri (solo un po’ più potente e divertente!). Il Gestore di Rete non dovrà quindi essere interessato, proprio perché non servono permessi o autorizzazioni. Se necessario, lo si potrà contattare per richiedere un aumento di potenza (se quella attuale non è sufficiente per le vostre esigenze).

Dipende. La velocità di ricarica dipende da due fattori principali: la potenza (kW) con cui si ricarica e la potenza massima accettata dal caricabatteria interno al veicolo. Se i due valori sono diversi, comanda sempre il più basso dei due.

Una ricarica completa a 3,7 kW richiede circa 15 ore di tempoUna ricarica completa a 7,4 kW richiede circa 9 ore di tempo. E così via. Difficilmente comunque sperimenterete questi tempi, proprio perchè raramente si fa una ricarica completa. Di solito infatti si fanno “rabbocchi” (o nel gergo della mobilità elettrica “biberonaggi“), quindi probabilmente avrete l’auto in carica per 1 o 2 ore al giorno (a seconda di quanti chilometri avete fatto durante la giornata).

Tutto dipende da quanta energia ci serve e dalla potenza a cui ricarichiamo. Tenendo presente che le batterie non assorbono l’energia in modo del tutto omogeneo: quando il riempimento supera l’80%, infatti, l’immissione di energia è molto più lenta. Così come è quasi del tutto raro che si faccia il pieno: in genere ci si ferma per appunto all’80% così come per prudenza non si scende mai sotto il 20%. Su un’auto media con 40 kWh di pacco-batterie riportare dal 20 all’80% l’energia stivata con un impianto che carica a 6 kW può richiedere 12 ore. Serve più del doppio con un impianto da 3 kW.

Meno di quanto si possa pensare. Il consumo (espresso in kWh, che è quello che si paga in bolletta) di una ricarica completa dipende dal veicolo e in particolare da “quanto grande” è la sua batteria. Veicoli con capacità di batteria maggiore hanno più chilometri di autonomia e richiedono ovviamente più energia per una ricarica completa. Mediamente le auto elettriche in commercio hanno pacchi batteria compresi tra 30 kWh e 50 kWh, con autonomie reali che vanno da 200 a 400 km con “un pieno” (esistono anche auto con batterie più piccole o più grandi).

Un parametro importante per capire i consumi è il rapporto km/kWh (chilometri per chilowattora): è l’equivalente del rapporto km/l (chilometri per litro di benzina) e indica il consumo del mio veicolo elettrico. Normalmente i consumi dei veicoli in commercio sono compresi tra 6 e 8 km/kWh. Imparerete poi con la pratica ad avere uno stile di guida ancora più risparmioso.
Per concludere, il kWh costa in bolletta, tutto compreso, circa 0,21 €; quindi con 1 € si percorrono circa 32 km. Chi ha un impianto fotovoltaico è ancora più fortunato perché può beneficiare della sua energia per ricaricare l’auto, conseguendo quindi vantaggi importanti.

Molto dipende dalla capacità del pacco-batterie che si misura in kWh paragonabile al serbatoio di un’auto che si misura in litri. Più la macchina è grande, più serve un pacco-batterie di dimensioni importanti. Tenendo presente che, in genere, con un kWh si percorre da un minimo di 4 km, per i modelli più esigenti fino ai 7-8 km per le più virtuose. I pacchi-batterie vanno dai 18 kWh di una Smart EQ ai 100 della Tesla Model S. A 20-22 centesimi per kWh costa meno di 4 euro per la Smart o più di 20 per Tesla che necessita di caricatori più veloci che costano da 33 centesimi per ogni kWh prelevato.

Sì, ma solo occasionalmente e facendo comunque molta attenzione. Le normali prese di corrente (ad esempio le Schuko) non sono progettate e costruite per resistere senza danneggiarsi a potenze elevate per molte ore continuative. L’auto elettrica diventerà l’”elettrodomestico” più importante della casa e, come tale, richiede qualche accorgimento in più per garantirvi la massima sicurezza. La sicurezza a casa è ancora più importante proprio perchè, molto spesso, le ricariche avvengono durante la notte nel box, in un luogo che in quel momento non è presidiato. Bisogna quindi adottare tutti gli accorgimenti per poter disporre di un punto di ricarica sicuro nella propria abitazione. Per questo motivo consigliamo l’installazione di una presa CEE industriale, molto più robusta e sicura di una normale Schuko (qualsiasi elettricista può montarne una con una piccola spesa).

La normativa vigente in effetti non lo prescrive e dunque nulla impedisce di caricare sia pure molto più lentamente con una normale presa di corrente domestica. Attenzione, però che sia la wall-box che la più normale colonnina consentono di effettuare un rifornimento molto più intelligente e sicuro ed è quindi quella più consigliabile, semplicemente perchè è in grado di assorbire il massimo della potenza consentita. E, in alcuni casi di solito con le wall-box più costose può gestire la ricarica anche da remoto, consentendo di scegliere quelle fasce orarie in cui l’energia costa anche molto meno.

. Ricaricare l’auto elettrica con il contributo dell’impianto fotovoltaico rende la mobilità elettrica ancora più conveniente. Per avere i vantaggi maggiori, bisognerà il più possibile (compatibilmente con le proprie esigenze e abitudini) ricaricare l’auto elettrica durante le ore di maggior produzione (ore centrali della giornata). La ricarica avverrà sempre e comunque in corrente alternata (AC), quindi si utilizzano le stesse stazioni di ricarica, alimentate sempre dall’impianto elettrico dell’abitazione.

Il calcolo economico non è così semplice e di conseguenza è bene appoggiarsi ad un esperto. Anche perché non è del tutto sufficiente produrre l’energia, ma occorre essere in grado di stoccarla per poi utilizzarla quando si deve rifornire. L’investimento da sostenere è, dunque, duplice anche se lo si può ammortizzare nel corso degli anni. Va in aggiunta ricordiamo che i pannelli solari possono essere disposti non soltanto sui tetti, ma anche sulle pensiline che normalmente vengono utilizzate come semplice riparo per le automobili. Una opzione che rende ancora più semplice il loro utilizzo.

Sì. Alcune stazioni di ricarica per veicoli elettrici sono in grado di regolare in automatico la potenza di ricarica, per evitare il distacco del contatore in caso di superamento della potenza disponibile, oppure per massimizzare l’autoconsumo di un impianto fotovoltaico. Per poter funzionare in questo modo, la stazione di ricarica deve poter conoscere in ogni momento il consumo di tutte le utenze di casa e (se presente) la produzione dell’impianto fotovoltaico, per cui è necessario installare, oltre alla stazione di ricarica, idonei sistemi di misura dei consumi e della produzione fotovoltaica (se presente). Queste stazioni di ricarica sono più complesse (sia in termini di installazione, sia in termini di utilizzo) e ovviamente più costose rispetto a soluzioni più semplici. In alcuni casi, risultano essere la soluzione da preferire; in altri casi si può raggiungere di fatto lo stesso risultato con soluzioni più semplici ed economiche.

Naturalmente sì, ma a differenza degli incentivi sempre più erogati per le vetture green come le elettriche al momento dell’acquisto di una nuova auto seguono il percorso del credito d’imposta. In pratica sono del tutto assimilati ai normali interventi ad esempio di ristrutturazione edilizia. Quindi danno diritto a uno sconto fiscale del 50% sul costo dell’intervento, recuperabile in 10 anni in dichiarazione dei redditi. Ma c’è una novità che ha finito col sorprendere un pò tutti,  sono stati esclusi dal bonus fiscale gli impianti di ricarica domestica più comuni, cioè quelli che normalmente erogano una potenza standard di 3 kW.

Quanti, con potenza contrattuale a 3 kW, volessero dunque installare una wallbox a casa ma accedendo all’incentivo dovrebbe richiedere al fornitore l’aumento della potenza contrattuale fino a 7 kW. Montando di conseguneza anche un caricatore della stessa potenza. Da considerare, infine, che l’incentivo copre non soltanto le spese di acquisto della wallbox, ma anche quelle per installazione del caricatore, oltre naturalmente agli oneri di adeguamento contrattuale. Un incentivo, dunque, da considerarsi del tipo chiavi in mano in grado pertanto di tenere conto dell’intero processo di installazione.

In genere no, ma non mancano delle eccezioni. Alcuni Comuni, infatti, interpretano le normative in modo molto più restrittivo. Pretendendo che l’intervento sia corredato da una Scia, una sigla che sta per segnalazione certificata di inizio attività, quando comporta un aumento della potenza contrattuale. In questo caso il costo della pratica riduce significativamente i vantaggi dell’incentivo. Per non correre rischi, dunque, è sempre meglio affidarsi a un tecnico qualificato che di solito è al corrente di tutte le procedure a livello comunale e può consigliare come non eluderle.

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